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15/05/2008

Vomito.
E' da tanto tempo che non scrivo. Forse perché c'è troppo su cui scrivere. Che poi è sempre il solito: il paese che siamo, le situazioni che viviamo.
Ti senti veramente stupido a ripetere le stesse cose. Ti dà un senso di inutilità . E io non voglio essere inutile.
E' questa bulimia di merda che ci passa la tv. Lo so. E' un'affermazione di un qualunquismo perfetto. Ma vivaddio. Se devo vomitare, voglio farlo sulle loro scarpe.
23/04/2008

The Gossip.
In tre. Tipico suono garage, elettrico, voce calda da r&b con alcune venature alla Janis Joplin. Se non vogliamo scomodare il paragone con il mostro sacro diciamo allora alla P.J. Harvey.
Nella pochezza musicale del momento, ripescare il loro disco dal 2007 è una benedizione. Lei è Beth Ditto. Una vera riot grrrrl. Monumentale, lesbica, femminista, militante per i diritti gay.
E' dell'Arkansas, profondo sud. "Se cresci lì hai tre opzioni: la metanfetamina, la chiesa o il sesso". Ed è proprio in chiesa che lei ha imparato a cantare. Bene.
In più ha una carica che la povera Carla Bruni se la sogna.
Da avere: "Standing in the Way of Control".
15/04/2008

Non potevi pensarci prima?
Fausto Bertinotti annuncia il suo addio alla guida della coalizione: «Il mio ruolo di direzione termina qui, questa sera, mi dispiace con una sconfitta. La mia attività continua, continuerò a dare una mano ma la mia stagione si conclude qui».
Certo che se il suo ruolo era dare la direzione si è visto dove è finita la colorata combriccola della sinistra arcobaleno. Come la corsa suicida dei lemmings che si vanno a buttare nel mare. Mi spiace sinceramente per lui. Unica magrissima consolazione, Pecoraro Scanio rimane fuori dal Parlamento.
Citazione da Corriere.it
03/04/2008

Il sedile dietro.
Da piccolo amavo andare sul sedile dietro dell'auto di mio zio. Una Opel azzurra come il cielo e i fari quadrati cromati.
Mi piaceva soprattutto le sere d'estate, quando appoggiando la testa all'indietro potevo vedere migliaia di stelle che danzavano sul parabrezza come delle lucciole.
Non dovevo mica parlare. Ascoltavo cosa dicevano i grandi. Mezze frasi mischiate alla musica pigra dei programmi serali dell'unica radio di stato.
Il tic tac delle frecce preannunciava sempre un cambio di direzione: l'auto si sarebbe mossa a destra, o a sinistra. E facevo perno con le mani sulla finta pelle nera dei sedili. Come su una nave.
Ogni tanto il tetto si illuminava dei fari di qualche auto che sfrecciava a fianco. Ogni tanto il mio sguardo si posava sul cruscotto per vedere i numeri della velocità .
Era bello stare in pace sul sedile dietro. E un attimo dopo dormivo.
13/03/2008

Death Cab For Cutie.
Parlo di musica? Parlo di vita? Da sempre ogni momento della mia vita è accompagnato da una colonna sonora, da un pezzo in particolare. Penso sia così per molti, senza dover citare Alta Fedeltà di Nick Hornby.
Se dici Joy Division, nella mia mente si apre una cartella. Se dici Monochrome Set si accende l'icona di due bacchette da batteria. Se dici Echo and The Bunnymen ricordo una stazione dei treni e un numero di The Face.
Se dici The Jam, ricordo litri di birra e i ragazzi della nord con i loro parka che arrivavano al concerto dopo la partita del Genoa. Se dici Meat Is Murder degli Smiths mi viene in mente una camera, la porta chiusa e un disco che gira.
Se dici Travis, ricordo il momento. Se dici Creep dei Radiohead, ricordo quasi la data. Così come i Pixies. O come i Rage Against The Machine. O come Belle and Sebastian. O come i White Stripes. Ma sarebbe una lista lunghissima.
La musica da sempre mi tiene agganciato alle mie emozioni.
In questo momento la musica inglese non mi dice niente. Tutti quei gruppi fotocopia di vena new wave dei FranzFerdinand-Interpol-Editors-BlockParty-Eccetera per dirne alcuni, mi annoiano enormemente.

Oggi sono più affascinato da cose tipo Death Cab For Cutie, dalla semplice dolcezza e crudeltà di un disco come Transatlanticism, probabilmente scritto con negli occhi le immense distese dello stato di Washington, a nord di Seattle. O con nelle orecchie il mare blu profondo della costa, che non si ferma mai. Proprio a uno sputo dall'immenso Canada di "Into The Wild". Ma non troppo.
25/02/2008

Oscar è il terzo fratello Coen.
Ci vuole una capacità particolare nel raccontare storie. E il modo che hanno Ethan e Joel mi ha sempre affascinato. Dalla folgorazione di Fargo. E dal divertimento di Mister Hula Hoop.
Negli ultimi anni avevano perso qualche colpo. Ma stavano solo girando con gli occhi aperti per trovare altri bowling, altre statue, altri fiumi, altre strade perse nel niente, altri drugstore, altri motel, altre facce da raccontare.
Perché bisogna avere il tempo. Per vedere, per conoscere, per digerire. Per vomitare se necessario. Perché le storie non si trovano tutte su youtube. Non basta digitare una parola ed ecco lì che ti appare tutta la sceneggiatura.
C'è una vita che è un po' più morale di quella che stiamo vivendo. O meglio, c'è una vita che contiene una morale, rispetto a quella che ci sta vivendo.
E chi la vuole conoscere può accomodarsi a vedere "Non è un paese per vecchi".

E non tagliate i capelli ai vostri figli. Un giorno potrebbero diventare come Javier Bardem.
15/02/2008

Il paese irreale.
Mentre la borsa italiota incamera un quasi -2% da venerdì grigio, assisto basito allo scontro tra Ferrara e Pannella sull'aborto.
Ferrara non vuole apparire in un confronto tv con Pannella. A dir suo perché il video sarebbe un mezzo antiveritativo. Da che pulpito. Io credo che il vero motivo potrebbe essere un altro: Ferrara non vuole che Pannella gli proponga di fare lo sciopero della fame.
Intanto, sul più autorevole quotidiano del paese, almeno per la sua storia, c'è un referendum. Quello sul sistema elettorale? No quello per trovare un motto per l'Italia. Neanche fosse lo storico "Il Male", o "Cuore" di Michele Serra, o ancora il più sboccato "Vernacoliere".
Come ebbe a dire Ennio Flaiano, "in Italia la situazione è grave, ma non è seria".
Ultimo lancio d'agenzia: "Mastella afferma: andremo da soli." Inutile cercare di indovinare dov'è che possiamo mandarli.
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